sabato 16 ottobre 2010

Fantasia e libertà di movimento al potere!

“tu sei il re, la regina del tuo regno e lo crei a tua somiglianza.
Puoi cambiare tutto, mettere all’inverso la logica del mondo..”


E’ quasi impossibile raccontare l’esperienza di un bambino o di una bambina che si muovono nello spazio, con le parole o con le immagini, o parlare del movimento riuscendo a cogliere il vero e molteplice senso dell’esplorazione del mondo attraverso il corpo.

“Tu sei il re e la regina del tuo regno e lo crei a tua somiglianza. Puoi cambiare tutto, mettere all’inverso la logica del mondo”, è questo uno degli aspetti fondamentali delle infinite possibilità di espressione , che il bambino e la bambina, muovendosi, hanno. La capacità di agire in un altro mondo, quello delle immagini della fantasia, vero, presente, un mondo che può essere comunicato, messo in comune a patto di entrare nella sua regola, nel suo tempo e nel suo spazio. Per fare questo occorre affinare gli strumenti, trovare i mezzi, provarne le azioni per renderlo presente anche agli altri. Uno strumento, un “motore di ricerca” è il corpo, preso nella sua originale complessità e molteplicità.

Oltre che della fantasia, il corpo e il suo movimento possono essere per il bambino e la bambina, veicoli di comunicazione delle loro idee.

Attraverso un lavoro attento, è possibile mettere in luce, come movimenti del comune modo di “fare”, quotidiani, diventano movimenti emotivi, carichi di senso, straordinari.
Attraverso un lavoro attento, si può realizzare una compenetrazione, non solo tra corpo e suo pensare, ma anche tra sé e ambiente, tra individuo e ambiente sociale, nella comprensione e accettazione - scoperta quasi - dei sentimenti propri e dell’altro.

E’ importante che dall’espressione di idee, immagini e realtà interiori, nasca una comunicazione “agli altri”, attraverso ciò che il linguaggio non verbale, può esprimere proprio perché non limitato dai recinti e dai freni della parola.

Il lavoro sul movimento corporeo offre ai bambini una possibilità per riappropriarsi del nostro corpo, di scoprire le sue potenzialità: di conoscerne e percepire la struttura, le sue parti, le possibilità di percepirlo e gestirlo in piena consapevolezza e libertà; inteso come veicolo d’espressione e comunicazione, ci dà gli strumenti per comunicare agli altri ciò che non riusciremmo a dire col simbolismo verbale.
La tecnica deve nascere dall’esplorazione libera dei movimenti e delle forme di cui il corpo è capace, partendo dalla presa di coscienza dello spazio e della percezione del proprio corpo nello spazio e nel tempo, attraverso se e attraverso gli altri, in relazione a tutto ciò che è “se stessi” e “altro da sè”.

Si lavora sulle immagini, ci si identifica con l’altro che ci trasforma: animali, personaggi fantastici, situazioni straordinarie, oggetti, ci si appropria di elementi “strani” cioè esterni, estranei, stranieri.
Identificarsi con qualcosa al di fuori di sé , significa fare un rapido lavoro interno, per cui si dà vita all’immagine che si ha di quella cosa; significa coglierne l’essenza e poi avere la possibilità di arricchire tale immagine, sia a livello delle associazioni mentali, sia attraverso il confronto con quanto fanno gli altri, sia di mettere fuori le sfumature affettive che ciascuno di noi dà all’oggetto e che il solo nome dell’oggetto non permette di esprimere.

Il vissuto che emerge durante il gioco libero, durante l’improvvisazione mossa dalle proposte della guida, può essere arricchita con giochi tendenti a stimolare e rafforzare la capacità di osservazione, di ascolto, accanto ai giochi proposti dai bambini e dalle bambine, magari inventati li per lì attraverso i materiali o gli spazi a disposizione al momento.

Nei bambini e nelle bambine la capacità di alterare i piani tra realtà e finzione,di farli coesistere, di entrare ed uscire dal gioco, è un fatto di natura che allena alla vita, esercizio immediato della capacità immaginativa che possiedono.

“quando il bambino (e la bambina) è in tenera età, la scoperta del proprio corpo, e poi la scoperta di quello dell’altro (e dell’altra), è il suo gioco preferito”

La carta dei diritti del bambino nello sport

È nata nel cerchio degli allenatori sporitivi ginevrini. Essa li impegna a rispettare il ritmo di ciascuno e a preservare i giovani di cui hanno l'incarico. E' destinata ad essere largamente diffusa affinchè, a poco a poco, ogni sociétà, ogni allenatore e ogni genitore giunga, come gli istigatori della Carta, a tenere veramente conto del benessere di ogni bambino. Molti giovani praticano uno sport. Ma teniamo veramente conto del loro avviso, delle loro aspirazioni ? Prendiamo sufficientemente a cuore la loro salute e il loro sviluppo fisico? La moda, o «l'obbligo di risultati» nell'agonismo non va talvolta all'opposto degli interessi vitali del bambino? 

1. Diritto di fare dello sport: ciò vuol dire che se un ragazzo desidera avvicinarsi alla disciplina sportiva di sua scelta, l’adulto non può negargli questa possibilità, ma deve offrire al giovane le condizioni che più si adattano al suo livello. Quanti ragazzi obesi, poco abili, caratteriali o indisciplinati sono stati così allontanati dallo sport?

2. Diritto di divertirsi e di giocare: si tratta di rispettare il modo in cui si gioca a questa età, dove si inventano magari regole personali di gioco, tanto per cambiare, dove i ritmi di lavoro sono diversi, dove si è spesso alla ricerca dell’aspetto ludico. Sovente quando un ragazzo abbandona lo sport a 12-13 anni lo attribuisce alla troppa serietà dell’ambiente sportivo e alla noia che prova durante gli allenamenti. Ed è bene qui ricordare che nell’origine stessa della parola "sport" (dal francese antico "desportes") c’e’ la nozione di divertimento.

3. Diritto di beneficiare di un ambiente sano: oggi, nello sport di competizione, la lotta al doping e la promozione del fair play sono obiettivi comuni alla grande maggioranza delle federazioni sportive. Questi sono comportamenti che si imparano da giovani e che un ambiente sportivo "sano" deve insegnare. Purtroppo non è sempre il caso, basti pensare a dichiarazioni e azioni di allenatori delle squadre giovanili nei confronti degli arbitri...

4. Diritto di essere trattato con dignità: il ragazzo non è un essere inferiore e l’autorità non è quella dell’adulto che urla, punisce, minaccia. Lo sport a livello giovanile non dovrebbe essere fonte di frustrazione e di delusione ma di piacere e di progresso e spetta dunque all’adulto creare le condizioni favorevoli all’ottenimento di questi obiettivi.

5. Diritto di essere accompagnato e allenato da persone competenti a seguire allenamenti adatti alle proprie possibilità: bisogna riconoscere che chi si occupa di giovani lo fa investendo tempo e volontà, sovente senza domandare nulla in compenso; ciò non toglie tuttavia che egli deve formarsi , conoscere i principi dello sviluppo fisiologico e psicologico onde evitare grossolani errori. Purtroppo c’è ancora la tendenza da parte delle società sportive di affidare atleti giovanissimi ad allenatori poco competenti, con risultati ovviamente poco soddisfacenti sia dal punto sportivo che educativo.

6. Diritto di misurarsi con giovani di pari forza: è senz’altro interessante per il giovane essere confrontato all’insuccesso nello sport; tuttavia, se egli viene costantemente messo a confronto con avversari che non hanno le sue stesse probabilità di successo, la sua esperienza potrà essere quella o di sentirsi impotente o di sentirsi imbattibile, ciò che non è molto utile dal punto di vista educativo.

7. Diritto di partecipare a competizioni adatte: esistono esempi positivi di come si possa rispettare questo diritto. In molti sport infatti si sono introdotte competizioni specialmente rivolte ai giovani (mini-tennis, mini-basket, mini-calcio, ecc...) gare dunque più consone alle caratteristiche spazio temporali del bambino e del ragazzo.

8. Diritto di praticare il proprio sport nel pieno rispetto delle norme di sicurezza: abbiamo potuto constatare troppo spesso che incidenti evitabili o lesioni da sovraccarico di lavoro accadono in allenamento, a causa di negligenze dell’adulto. Bisogna tuttavia riconoscere che in questi ultimi anni molto si è fatto in questo ambito (adattamento delle infrastrutture, consigli medici, stretching).

9. Diritto di disporre del sufficiente tempo di riposo: ciò significa proporre un programma di allenamento ben equilibrato e che consenta momenti di recupero. Questo vuol dire anche che nei periodi di congedo scolastico l’allenatore rispetta la necessità di riposare oltre il fisico anche la mente e non impone una quantità eccessiva di allenamento.

10. Diritto di non essere un campione: il ragazzo va considerato non solo in virtù di una buona competenza sportiva e di una qualsiasi eccellenza dei suoi risultati, ma anche e soprattutto con i suoi limiti e la sua inesperienza. Ma ha anche diritto di essere un campione, se il giovane ne ha il talento e la voglia, a condizione che non serva unicamente ad appagare l’ambizione dei genitori, allenatori o dirigenti

mercoledì 13 ottobre 2010

Incontro con.....Antonio Rinaldi

Oggi andremo a conoscere un professionista del mondo della pallavolo, un ottimo allenatore, ma soprattutto una persona dal grande spessore umano: Antonio Rinaldi.

Ciao Antonio…..presentati ai nostri amici…..
Ciao!!!!…sono nato in Puglia a Foggia, e fino alle scuole superiori ho vissuto in una cittadina piena di monumenti e storia, ma soprattutto piena di sport: Lucera, poi finite le scuole ho frequentato l’università di Scienze Motorie  ad Urbino (non potevo fare altro…Mamma, Papà, Zia e prima ancora Nonno insegnanti di Educazione Fisica…non potevo scappare!!!!!) e da li praticamente per 5 anni non mi sono più mosso. Ho iniziato ad allenare continuando fortunatamente a giocare  fino a che, conclusa la Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche dello Sport, ho ripreso a spostarmi con immenso piacere ma questa magari è un’altra storia
Raccontaci come hai iniziato a fare sport….cosa ricordi dei primi passi nel mondo del volley?
Come puoi immaginare, ho iniziato prestissimo; i miei genitori avevano una palestra di ginnastica artistica e ritmica. I primi passi nello sport sono stati proprio nell'artistica, poi  a 6 anni ho iniziato con il volley. Mi ricordo di quel periodo, tanta voglia ed allegria, ma anche tanta disciplina, tecnica ed impegno anche se eravamo tutti dei marmocchietti. Poi è arrivato il tennis, lo sci, il nuoto ed ultimo la pallacanestro: una formazione multilaterale che mi ha sicuramente aiutato molto, ma quello che ricordo fermamente è che la pallavolo è stata sempre al mio fianco ormai praticamente da 19 anni.
E ora a cosa stai lavorando?
Ora mio malgrado sto “solo” allenando ed ho dovuto abbandonare la pallavolo giocata (so che nessuno se ne dispiacera…..ma a me manca molto!!!!). Ad ogni modo, mi sono dedicato negli ultimi anni ad inseguire un sogno, quello di poter conciliare il lavoro con la passione e per il momento ci sto riuscendo. La pallavolo ora è il mio lavoro: collaboro con un’importante società di Serie A1, la Chatoe d’ax Urbino, con il ruolo di coordinatore di un settore giovanile nascente, che mira a coinvolgere anche l’entro terra della provincia.
Il momento più bello della tua carriera……e quello più brutto….
Sicuramente entrambi legati all’esperienza della scorsa stagione, la mia prima esperienza in una società di serie A, sempre alla guida di una formazione giovanile, il ricordo più brutto è stato anche quello più bello…perché come sappiamo dalle sconfitte si cresce e si rinasce sempre più forti; e bene ne ho avuto la prova, l’obiettivo di una stagione, l’accesso alle finali provinciali U18 sfuma in un golden set che ha dell’incredibile. Ma se pur non ancora consapevoli di quanto stesse accadendo, il gruppo intero è rinato da quella triste serata e l’obiettivo finale è diventato goccia dopo goccia sempre più concreto e sempre più vicino fino alla meritata salvezza alla penultima di campionato con una delle gare più belle della stagione…ancora colgo l’occasione di ringraziare un gruppo di ragazze davvero fantastico, che si è stretto sempre più soprattutto nei momenti di bisogno.
Come hai conosciuto Progetto Primo Salto?......raccontaci questo incontro…..
Mi viene sempre da sorridere quando ci penso, anche se ormai mi sembra di conoscere Claudio da una vita…parliamo veramente tanto entrambi. Ci siamo conosciuti grazie ad uno dei nuovi strumenti della comunicazione…internet!! Poi da un primo contatto i rapporti si sono stretti sempre più, fino a che mi ha fatto sentire parte della famiglia, anche se aspetto ancora di mangiare questa benedetta fiorentina, ma soprattutto aspetto la bottiglia di brunello che tanto mi ha promesso.
Cosa vorresti dire ai bambini che stanno per iniziare il Progetto?
Di sicuro che hanno scelto il posto giusto, dove divertimento e voglia di imparare sono ingredienti fondamentali per la crescita e la formazione di tutti, bambini, genitori, istruttori e perché no anche il territorio che li accoglie. Non dovranno mai scoraggiarsi davanti alle difficoltà perché esse saranno alla base del loro cammino di crescita e che troveranno sempre, nei loro compagni, negli istruttori e nei collaboratori tutti un supporto insostituibile e…soprattutto BUON DIVERTIMENTO!!!!! Imparare a crescere con lo sport è un diritto per tutti!!!
Hai trovato la lampada di Aladino……esprimi tre desideri per il tuo futuro
Eh…non è semplice con i tempi che corrono…però un paio di sogni c’è li ho, ma non ve li svelo per ora; vediamo cosa succede!!!!!
Fai un saluto agli Amici del Progetto Primo Salto….ti aspettiamo presto a Siena…..
Auguro intanto buon lavoro a tutti, e spero di essere in palestra con voi il più presto possibile!!!!
Questa è una promessa o una minaccia…mah.
Antonio Rinaldi per noi un grande amico……
Grazie a voi per tutto quello che fate, il nostro movimento sportivo in generale ne ha sempre più bisogno e non mi dilungo qui nell’elogiare l’importanza di un’attività di qualità fin dai primi approcci sportivi, perciò ancora grazie…con la speranza di poter sempre essere utile, un abbraccio a tutti Voi!!!

martedì 12 ottobre 2010

Dedicato a chi ci segue...

Ci sono giorni importanti, giorni in cui la ragione lascia spazio alle emozioni, giorni per i quali ti sei preparato con fatica e sacrifici, ma soprattutto con tanta tanta passione.
Tra poche ore per noi suonerà la campanella....la palestra si riempirà della gioia e dell'allegria dei nostri bambini. Sarà uno di quei momenti che ci porteremo  dietro a lungo...
Vorrei ringraziare tutti coloro che ci hanno accompagnato fin qui, vecchi e nuovi amici, che ci sono stati vicino, che hanno visto gettare il seme di questa idea e che con una parola di conforto, un pensiero l'hanno visto germogliare.
Un grazie alla famiglia del progetto, a tante splendide persone, professionisti che per passione si sono messi in discussione e hanno creduto in questa avventura.
Ore 18,30....partenza...noi saremo li...con i nostri bambini....continuate a seguirci!