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lunedì 20 gennaio 2014

Dal libro “Le avventure di Peter Pan”


"Quando il primo bambino sorrise per la prima volta, il suo riso si spezzò in mille frantumi che si sparsero saltellando da tutte le parti… e quella fu l’origine delle fate!"


James Barrie, dal libro “Le avventure di Peter Pan”

giovedì 14 marzo 2013

L'importanza dei giochi di strada nell'età evolutiva

L’avvento del consumismo ha prodotto notevoli cambiamenti, sia a livello socioeconomico che culturale. Non si è trattato soltanto di un cambiamento dei valori e delle norme che regolano il vivere sociale, ma è cambiata la struttura stessa della società e sono stati introdotti nuovi meccanismi che interagiscono nell’assetto degli equilibri culturali nei quali, anche l’elemento ludico occupa un ruolo fondamentale. Il gioco, ed il giocare, quindi, hanno subito gli effetti di questi cambiamenti: la creazione di un mercato economico del gioco e la diffusione della globalizzazione, hanno prodotto effetti tali da mutare perfino il legame originario fra gioco e cultura. “Oggi, purtroppo, non ci diverte più come una volta”. Quante volte abbiamo sentito questa frase; ma è davvero così? Penso che ciò sia vero solo in parte, perché i giochi sono sempre figli del tempo e si adattano alla situazione sociale nella quale si svolgono. Ieri non esisteva nessun disturbo dall’esterno, niente tv, niente computer, oggi nell’epoca dell’informatizzazione, di internet, dei videogiochi, i ragazzi trovano modi di divertirsi alternativi a quelli che un tempo erano i giochi di strada. Era considerato importante lo stare insieme, anche i momenti di lavoro si trasformavano in occasione di socializzazione. La persona allora era al centro della società e il gioco era di tipo collettivo ad alto contenuto sociale. Oggi è sempre più facile trovare un ragazzo attaccato ad un videogame piuttosto che a passeggiare con un amico. Questa mancanza di relazioni umane, di fantasia, di creatività, fa in modo che il gioco, inteso come tempo della piena libertà infantile, sia mutilato dei propri segni educativi quali il movimento, la comunicazione, la fantasia, l’avventura, la costruzione, la socializzazione. Con questo non si intende criminalizzare l’uso del computer e dei videogame, tuttavia è un dato di fatto che i giochi elettronici siano oggettivamente meno socializzanti e creativi rispetto ai giochi fatti all’aria aperta. I bambini, una volta, giocavano molto in strada formando dei gruppi o delle vere e proprie
squadre di quartiere o di rione, imparando a stare insieme divertendosi. Oggi, purtroppo non è più così, bambini ipnotizzati dalla televisione, in media tre ore al giorno, è lo scenario che si  presenterebbe se entrassimo nella maggior parte delle abitazioni.
Ma la colpa è dei bambini? Hanno scelto loro di stare in casa a giocare?
Oggi dove si potrebbero incontrare i bambini per giocare?
E’ sempre più difficile rintracciare in città aree e spazi ludici e questo denota la scarsa attenzione alla cultura del gioco e di conseguenza dimostra la scarsa considerazione che si ha dei bambini.
I bambini hanno bisogno di aree di gioco, dove poter camminare liberamente, dove potersi mettere alla prova, sperimentare i propri limiti, conoscere le proprie possibilità, acquisire fiducia in se stessi.
“Gioca pure, ma non sporcarti, non sudare, non correre, stai fermo”, sono frasi pronunciate e ascoltate chissà quante volte.
Con queste premesse possiamo tranquillamente affermare che i giochi permessi ai bambini sono quelli passivi, sedentari, controllati, mentre i giochi che richiedono movimento, spontaneità, inventiva, si svolgono clandestinamente e in assenza del controllo da parte degli adulti.
Il gioco vero è quello che si gioca in strada, in cortile, o in un giardino.
Vi sono giochi, nella cultura popolare, che hanno accompagnato l’infanzia dei nostri nonni, genitori e perché no, di noi stessi. Giochi come “Campana” o “4 cantoni”, cosiddetti giochi tradizionali, hanno rappresentato gli abituali passatempi nei cortili, nelle piazze o nelle strade non ancora invase dalle automobili. Tornare a giocare in strada, nei cortili, nelle piazze sarebbe come ritrovare quel filo invisibile che lega i bambini d’oggi con i propri antenati, e sarebbe il giusto modo per riscoprire, recuperare e valorizzare le tradizioni.
Chi, come me, ha avuto la fortuna di poter giocare in un cortile, ricorda, con nostalgica felicità, i pomeriggi passati a giocare a “Rubabandiera”, a “Campana”, a “Palla prigioniera” o a saltare con la “Corda”.
Giochi che oggi rischiano concretamente l’estinzione proprio come alcune razze protette, per scomparsa del loro habitat naturale, sarebbe bello poterli proteggere.
Un gioco tradizionale può morire se nessuno lo gioca, perché forse ha esaurito la sua forza ludica, oppure, peggio ancora, può non nascere perché già ammazzato dall’urbanistica e dalle automobili che scippano i campi da gioco, i marciapiedi, i selciati e le piazzette.
Questi giochi sono estremamente creativi e favoriscono lo sviluppo psico-fisico armonico e globale, sviluppano la competizione, anche se, il bambino, interiormente, sente che il motivo fondamentale del gioco è il gioco stesso e non il risultato finale.

giovedì 19 aprile 2012

il senso del gioco

Il bambino agisce e gioca con gli oggetti, “ vive il suo essere al mondo nello spazio-tempo ludico ”. In questo modo egli esprime al mondo esterno il PIACERE DI MUOVERSI E DI SPERIMENTARE i propri conflitti sul piano tonico-emozionale. Il gioco è una situazione vissuta di vita attiva dove esiste correlazione fra
percezione, conoscenza, apprendimento, affettività. Il gioco cambia con l’età, come modalità e tipo di partecipazione. Il gioco è appunto “ partecipazione attiva ”. L’educatore si trova spesso davanti a due situazioni estreme: “ il bambino che non gioca e quello che gioca sempre ”. Nel primo caso, molti bambini pare si divertano ad osservare il gioco dei compagni, ma a volte non partecipano perché non vogliono
rischiare in prima persona, hanno “ paura di essere incapaci di giocare ”. L’insegnante deve aiutare l’allievo ad automotivarsi, ad esprimersi nel gioco (senza scopo e finalità didattiche). Devono primeggiare: DIVERTIMENTO, PIACERE SENSO MOTORIO, RISATE, ALLEGRIA. Quando il piccolo gioca sempre (disturbando tal volta, il gioco dei compagni) può significare “ paura di crescere ”, di responsabilizzarsi, bisogno di libertà e di contestazione affettiva. L’educatore deve essere paziente e continuo, né autoritario né permissivo.

L’educatore che ascolta è l’educatore che educa!
Lapierre e Aucouturier

venerdì 28 gennaio 2011

Michael è sempre Michael!

"I bambini mostrano nei loro sorrisi il divino che c'è in ognuno. Questa semplice benedizione brilla dritta dal loro cuore e chiede solo di essere vissuta."

(Michael Jackson)

domenica 5 dicembre 2010

Ridere spesso e di gusto....

"Ridere spesso e di gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto da una condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo."

Ralph Waldo Emerson

venerdì 3 dicembre 2010

Un classico....

"un giorno senza sorriso è un giorno perso!"


Charlie Chaplin

lunedì 8 novembre 2010

respiriamo aria positiva

Nel corso del progetto è nostra ferma intenzione far percepire ai bambini un'atmosfera tale da:
* Incoraggiarli ad essere attivi
* Favorirne la natura personale dell’apprendimento
* Ammettere l’idea che essere differenti è cosa accettabile
* Riconoscere e tollerare l’errore
* Incoraggiarli ad avere fiducia in sé
* Dare loro la sicurezza di essere rispettati ed accettati
* Facilitarne la scoperta e l’elaborazione individuale
* Porre l’accento sull’autovalutazione

venerdì 5 novembre 2010

sorridi...

"Sorridi senza una ragione. 
Ama come se fossi un bambino. 
Sorridi, non importa cosa dicono. 
Non ascoltare una parola di quello che dicono .....
.....perché la vita è bella così!"


dal film La vita è Bella di Roberto Benigni.

domenica 24 ottobre 2010

Hai mai fatto sorridere un bambino?

Hai mai fatto sorridere un bambino? Non c'è sentimento che ti possa ripagare.. e quando ci riesci pregherai il destino che nel corso della vita tu lo possa raccontare.

martedì 28 settembre 2010

comunicazione di servizio per gli allenatori del progetto....studiare!!!!

Cari compagni di avventura.......il momento delle chiacchere sta finendo...il 12 ci aspetta l'esordio....e come allenatore sento il dovere di darvi delle nozioni tecniche da ripassare prima di cominciare!!!!
Ecco un video che esemplifica lo spirito con cui andremo ad affrontare questo difficile impegno....
GUAI A CHI RIDE!

mercoledì 7 luglio 2010

Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?

....."Non glielo spiegherei...gli darei un pallone per farlo giocare"....(Edoardo Galeano)