sabato 30 ottobre 2010

che bello lavorare con i bimbi.....

Ciao a tutti i lettori del blog, sono Claudio Doretti.
Per diversi anni ho insegnato ai bambini la pallavolo nei corsi di avviamento allo sport e nei primi livelli del settore giovanile. E’ stata una mia scelta, perché non mi sentivo sufficientemente stimolato a lavorare con gli adulti.
Penso che lavorare con i bambini sia il mestiere più bello del mondo, almeno lo è per me.
Quest’anno sono riuscito a realizzare un sogno con l'aiuto di un fantastico team, un gruppo di amici che lavorano insieme a me ad un'idea comune: Agnese, Anastasia, Anna, Antonio, Cristina, Elisa, Francesca, Linda, Stefano, questi i loro nomi....non finirò mai di ringraziarli per il loro contributo.
In collaborazione con l'ASD La Verbena di Massimo Pisani abbiamo attivato un progetto di avviamento allo sport per bambini di 4-5 anni.
Progetto Primo Salto ha un programma piuttosto ambizioso, ma ho grandi aspettative e vedremo se alla fine riusciremo a vincere la nostra scommessa. Sono piccoli, alcuni hanno molte difficoltà nel coordinare occhi, braccia e gambe; e sono tanti. A volte non è facile gestirli: qualcuno è scatenato, qualcuno è più timido, ma insieme si divertono. Bisogna fare attenzione a mille pericoli: qualcuno ogni tanto esce con un bernoccolo sulla fronte, ma sempre con un grande sorriso. C’è chi vuole vedere la mamma, altrimenti piange. Comunque hanno bisogno tutti del loro punto di riferimento, dei loro insegnati.
Lavorare con i ragazzi non è facile. A me piacciono molto, sto bene con loro, li stimo e sono convinto che la cosa sia reciproca. Bisogna imparare la loro “lingua” per diventare un po’ come loro. Sono sensibili, schietti, sempre sorridenti: stregano, catturano, assorbono energia, ma ti danno una grande voglia di vivere e gioire, fanno amare ciò che fai sino a farti dimenticare i problemi personali che ognuno di noi ha quotidianamente.
Bisogna saper essere disponibili, ma anche determinati. E’ importante insegnare loro l’educazione, le regole, il rispetto degli spazi. Ascoltano, chi più, chi meno. Non ci si può mai distrarre, mai mollare, mai perdere il ritmo.
All’inizio hanno fatto un pò fatica, ma la risposta è stat sicuramente ottima. Hanno voglia di fare, si impegnano. Hanno problemi a mantenere l’attenzione, è normale, sono così piccoli: bisogna cercare di stimolarli continuamente, di farli divertire stuzzicando la loro attenzone.
C’è chi fa più fatica e si arrende, e noi siamo li ad incoraggiarlo, a sostenerlo ed è bellissimo vedere quando riesce e proclama orgoglioso che ce l’ha fatta.
Nei giochi cerchiamo di correggerli il meno possibile, bisogna lasciarli elaborare il movimento in libertà, è fondamentale che imparino istintivamente che cos’è importante fare per raggiungere un obiettivo. Sono ancora piccoli per insegnare loro una tecnica precisa, per loro è troppo difficile. Devono imparare, ma soprattutto divertirsi tanto, solo così saranno sempre stimolati e avranno voglia di continuare a giocare. Per imparare fanno sempre delle piccole competizioni, sviluppano l’agonismo, imparano a gioire per le vittorie e soprattutto ad accettare le sconfitte.
Dividendoli in squadre socializzano, fanno il tifo ed imparano a convivere con gli altri bimbi, a rispettare la fila, ad aiutarsi a vicenda.
Vi confesso che nei giorni in cui non ci alleniamo mi mancano e quando arriva il martedì o il giovedì e li vedo entrare dalla porta della palestra, con gli occhi che brillano, il cuore mi si riempie di gioia.
Lavorare con i bambini è un’esperienza bellissima. Spero di farlo ancora per tanto tempo e con lo stesso entusiasmo, quello che mi regalano ogni giorno i miei...i nostri adorati bambini.

domenica 24 ottobre 2010

Hai mai fatto sorridere un bambino?

Hai mai fatto sorridere un bambino? Non c'è sentimento che ti possa ripagare.. e quando ci riesci pregherai il destino che nel corso della vita tu lo possa raccontare.

Bambini e sport di squadra?..si grazie

Prendendo a prestito parole non nostre dai più autorevoli esperti a livello nazionale, si può affermare che lo sport di squadra è un’occasione di crescita e di confronto per i bambini, una “palestra” di vita.
Lo sport infatti allena sia il fisico che la mente.
A trarne beneficio non sono dunque solo i muscoli ma la concentrazione, l’affiatamento, la capacità di analisi, la gestione dell’imprevisto.
Ecco perché tutti gli sport di squadra aiutano i bambini a crescere: sono molti i genitori che scelgono di iscrivere i propri figli ad un corso sportivo forse anche perché lo sport di squadra ha un vissuto positivo: è divertente, socializzante, stimolante.
Ma soprattutto fa bene, lo sport favorisce lo sviluppo della personalità del bambino da un punto di vista emotivo ma anche cognitivo: da anni si è dimostrato come la pratica di uno sport favorisca l’acquisizione dell’apprendimento scolastico nei bambini dei primi anni di scuola elementare.


In particolare gli sport di gruppo si rivelano particolarmente efficaci sulla formazione dei nostri ragazzi: il microcosmo della squadra è una palestra che favorisce lo sviluppo della personalità e stimola la capacità di socializzazione; il bambino impara ad accettare le regole di un gruppo, a lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni, ad affrontare e risolvere situazioni impreviste, a gestire i conflitti.

La relazione con gli altri e la verifica che "sbagliare si può" servirà loro per acquisire quella sicurezza in se stessi di cui hanno bisogno.
Il gioco di squadra serve anche a bambini e bambine che tendono ad essere un po' troppo sicuri di sé, che sono egocentrici e poco abituati a far proprie le sconfitte di altri: giocare in una squadra significa rispettare gli altri, non solo i più bravi, ma anche quelli meno abili; serve ad imparare che non sempre si vince, alle volte si perde.
E' questo uno dei punti deboli di tanti ragazzini, l'incapacità ad incassare una sconfitta: così abituati ad una società che del successo fa il proprio vestito, i nostri figli identificano troppo spesso nella sconfitta la figura del perdente e non vogliono in alcun modo appartenere a questa categoria.
Chi non ha mai visto al bordo di un campo bambini disperati, con le lacrime agli occhi perché la squadra ha perso una finale importante?
Abituarli alla possibilità della sconfitta è utile perché nella vita non si può sempre vincere.

giovedì 21 ottobre 2010

Aggressività senza paura

"L'aggressività è un'energia, una forza vitale presente nel bambino sin dalla nascita, quindi ancor prima che possa esprimere i suoi impulsi intenzionalmente”. (D.W.Winnicott)


L'etimologia della parola stessa ad gredi, significa andare verso... verso gli altri, verso la vita, verso la realizzazione di sé. E' forza vitale e positiva, promuove il movimento del bambino verso l'autonomia, l'esplorazione e sin dalla nascita rappresenta il mettersi in relazione con...
Quando i nostri bimbi mostrano segni di aggressività, noi genitori entriamo subito in stato di allarme. Ma i comportamenti che interpretiamo come aggressivi, spesso sono solo dei maldestri tentativi del bambino di entrare in comunicazione con gli altri. 
Fra i 2 e i 5 anni un bambino  non possiede le proprietà di linguaggio per comunicare con i suoi coetanei. Quindi, per entrare in comunicazione, si avvale del contatto fisico, cercando di acchiappare gli altri oppure di “assaggiarli”. Non si tratta di aggressività vera e propria, ma di un modo inadeguato e inappropriato di rapportarsi con gli altri.
Sgridarlo in questi casi non serve a molto, perché il piccolo non capisce il collegamento tra la sua voglia di conoscere e il possibile dolore causato agli altri. Cerchiamo invece di spiegargli con molta calma che i morsi e i graffi fanno male ai suoi amichetti.
L’aggressività giocosa, detta anche gioco turbolento, serve a entrare in comunicazione con gli altri. Se ci pensate, anche i cuccioli di animale si comportano così. La conoscenza degli altri passa innanzitutto attraverso il contatto fisico: come noi trasmettiamo amore al bambino toccandolo, così anche lui ha bisogno di toccare gli altri per comunicare.
Qual è, invece, l’aggressività cui dobbiamo fare attenzione?
Esiste un tipo diverso di aggressività, che si manifesta quando il bambino cerca di scaricare ansie o paure. In questo caso, è importante cercare di comprendere la causa del suo atteggiamento, perché solo eliminando alla base il disagio che lo turba, il bambino tornerà sereno e abbandonerà il comportamento aggressivo.
E’ possibile che i bambini assumano comportamenti aggressivi soltanto per attirare l'attenzione di mamma e papà. Il bambino è disposto anche a farsi sgridare o punire. La cosa che più lo spaventa è essere ignorato. I bambini che si comportano male “solo per farsi vedere”, sono evidentemente bambini che avrebbero bisogno di più attenzione positiva. Se il piccolo ottiene la nostra attenzione quando è tranquillo, non avrà bisogno di combinare qualche guaio per farsi guardare.